La vita di Yogi Bhajan

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Harbhajan Singh Puri, che significa “Il Leone che canta la gloria divina del nome di Dio”, è venuto in questo mondo il 26 Agosto 1929 nel momento in cui il Sole si accingeva a tramontare, nel piccolo villaggio di Kot Karkar Tensilvarabad, nel distretto di Gurcharambara, che ora si  trova nel Pakistan, ma che in quel momento faceva ancora parte dell’India.
Yogi Bhajan era il primo figlio maschio nato in quella famiglia, che aveva tanto pregato per quella nascita di un erede maschio: aveva pregato per tale evento per più di 25 anni, ed in una di queste preghiere, ci fu la promessa che questo figlio sarebbe stato portato all’Ashram di Visnu Devi per ringraziare della sua nascita e per dargli immediata Darshan in questo santo posto. Così accadde che il piccolo infante, Harbhajan Singh, fu legato al torace del padre, annidato sotto la sua barba fluente e trasportato per la ripida salita, alla grotta di Visnu Devi, per portare a termine quella sacra promessa.
Nonostante Harbhajan Singh fosse soltanto un infante, la cui età era misurata in giorno piuttosto che in mesi o in anni, l’impatto di questa prima visita alla sacralità e le preghiere e la determinazione di mantenere quell’impegno, erano eventi che avevano modellato la sua intera filosofia ed esperienza della vita. Perciò per l’uomo chiamato Harbhajan Singh, cominciò la pratica di visitare ogni possibile Santo Srain, ogni santa persona, e di conseguire lo studio di tutte le scritture e le tecnologie delle religioni di questo mondo.
Suo padre era un medico, il dottor Karta Singh Puri, e sua madre era stata chiamata alla nascita Lila vanti, ed acquisì il nome di har Krishna kaur, al momento del matrimonio; era una donna di indomabile volontà, e di costante aderenza ai retti principi, la sua reputazione era così alta che seppure non avessero chiuso le porte della casa, nessun ladro avrebbe mai osato entrare né si sarebbe spinto nei pressi al suo circondario. Con sue parole Yogi Bhajan ci riporta le sue impressioni su questa incredibile donna: ”In tutta la mia vita non ho potuto fare niente di sbagliato perché mia madre non me lo avrebbe permesso, non avrei potuto diventare egocentrico, perché mia madre non lo avrebbe tollerato.
Ricordo un esempio importante della mia vita: dovevo decidere su un caso e poiché io ero schietto e sincero, l’altra parte sapeva che il giudizio sarebbe stato duro; loro non potevano usare nessuna tattica, e nessun tipo di influenza così cercarono un punto debole e lo trovarono in mia madre; l’avevano avvicinata con la paura che io avrei presentato il mio rapporto e avrei raccomandato o proposto una punizione molto più dura di quella che qualsiasi altra persona avrebbe potuto infliggere. La mattina ero pronto per il lavoro, avevo messo la mia uniforme migliore, ed il mio attendente aveva portato la macchina; io ero sul punto di andare, quando apparve dinnanzi a me mia madre; mi chiese se stavo andando in ufficio, ed io le risposi che sì, certamente, ero pronto per andare in ufficio, allora ella mi chiese che cosa andassi a fare quel giorno in ufficio, volle sapere esattamente che lavoro avrei fatto ed io dissi che c’era un caso importante che avevo già preparato e che avrei presentato, proposto; lei mi chiese se questo era il caso di quelle persone particolari ed io le dissi che sì, era il loro caso, allora mi guardò, poi alzò la sua mano e mi schiaffeggiò; il mio turbante cadde. Ero sbalordito, non riuscivo a crederci, normalmente chiunque altro avesse fatto una cosa del genere ad un ufficiale del governo in uniforme, avrebbe corso il rischio di essere accusato di fellonia e di essere arrestato immediatamente. Le chiesi perciò il perché di tale gesto, e lei mi rispose: “Mi sono accorta di avere un figlio che non conosce, non sa avere compassione; la compassione, invece può essere posta al di sopra della legge”. Io mi rimisi in sesto ed andai in ufficio. Scrissi sulla pratica di questo caso che l’altra parte aveva avvicinato mia madre e che perciò questo aveva creato delle circostanze pregiudiziali per cui non potevo più decidere serenamente. Quando tornai a casa, alla sera le chiesi perché si fosse comportata così quella mattina e lei mi rispose che aveva fatto tutto quello che una madre doveva fare, non volendo che io avessi la reputazione di grande onestà tale da incutere paura alla gente e di poca compassione. Tutto ciò è sorprendente perché io posso vedere questa stessa schiettezza nella mia vita, posso anche capire che non c’è nessun altro in questa terra  che può avere il privilegio di prendermi a schiaffi in pubblico e tuttavia sento che questo era un diritto di una madre. Un privilegio che appartiene ad una sola persona nella vita. Una volta, nel cuore della notte, mia madre si alzò e io le chiesi che cosa stesse facendo e lei mi rispose che aveva da fare un lavoro; io non potevo credere che a mezzanotte aveva un lavoro da fare, ma dopo circa mezz’ora trovai i tre agenti di polizia che camminavano davanti a lei che li aveva trovati profondamente addormentati. Li aveva portati da me in modo che io li potessi redarguire per il fatto che non erano di ronda nella zona, ma che erano addormentati profondamente. La mattina le dissi che questo non era il suo lavoro, ma che era il compito degli ufficiali della polizia locale che erano in servizio, lei mi rispose che lei considerava ogni persona come suo figlio e che se i loro ufficiali avessero sorpreso le guardie nel sonno, li avrebbero licenziati; ed allora aveva preferito redarguirli lei, dando loro una lezione di onestà”.
Harbhajan Singh, nacque in una famiglia di ricchi possidenti i cui possedimenti includevano il loro intero villaggio, conseguentemente il suo compleanno rappresentava un occasione particolarmente festosa ed era celebrata in tutto il villaggio. Ogni anno nel giorno del suo compleanno egli veniva pesato e per quanti chili lui pesava, altrettante monete d’oro, d’argento e di rame, insieme a sette volte il numero dei chili in frumento erano distribuiti ai poveri del villaggio. Da questa tradizione di dar da mangiare ai poveri nella ricorrenza del suo compleanno, la coscienza di Shiva e la pratica di dar da mangiare ai poveri si stabilì in lui molto presto nella vita.